L’Ibis eremita, dal Medioevo al Polesine

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Brutto e leggendario. Calvo e mitico. Spellacchiato e agognato. L’Ibis eremita ha fatto scalo qualche giorno fa nell’alto Polesine. Per l’esattezza a Trecenta. Dove è stato avvistato (e ben fotografato) da un appassionato ornitologo, Fabrizio Poli del Consorzio carpisti polesani.

Una visita inaspettata, ma in fondo anche prevedibile.

I sette ibis eremita che hanno passato l’inverno nell’ Oasi WWF di Orbetello grazie ad un progetto sperimentale condotto dal gruppo di ricerca austriaco Waldrappteam con il supporto del WWF Italia, hanno infatti preso il volo verso il nord all’ìnizio di giugno.

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I rarissimi uccelli in via di estinzione erano giunti in Italia nell’autunno del 2004 seguendo in volo un aereo ultraleggero dall’Austria alla Toscana.

In questi mesi il gruppo di ibis è stato seguito giorno per giorno dagli operatori austriaci e del WWF che hanno potuto osservare gli uccelli o localizzarli con radio riceventi fino a venerdì 20 maggio. Nei giorni successivi gli ibis non erano più in laguna e non è stato possibile rintracciarli tramite i segnali radio.

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Con tutta probabilità i mitici bruttoni hanno intrapreso la migrazione verso l’Austria lungo una rotta che conoscono bene: Laguna di Orbetello, Tuscania, Perugia, Sansepolcro, Sant’Arcangelo, Lido di Venezia, Udine, Austria.

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Gli Ibis eremita sono in grave pericolo di estinzione: in Europa sono scomparsi fin dal Medioevo e sopravvivono in natura soltanto sulla costa atlantica del Marocco e in Siria. Cosa strana, questi strani uccelli si riproducono facilmente in cattività.

Il gruppo Waldrappteam, composto da biologi e piloti, ha insegnato a dei piccoli ibis nati in cattività una rotta migratoria dall’Austria all’Italia. Un primo passo per riportare questi uccelli in Europa.

Il meccanismo è semplice: i giovani ibis seguono in volo verso il sud un aereo ultraleggero guidato da un loro genitore adottivo umano, dopodiché devono cavarsela da soli.

ibis.jpgSeguire gli spostamenti che gli ibis intraprendono è di fondamentale importanza per il progetto. Per questo il WWF chiede ancora la collaborazione di chiunque, naturalisti o appassionati, se per caso dovessero avvistarli.

“Il fatto che gli Ibis abbiano fatto rotta sopra il Polesine”, spiega Eddi Boschetti, responsabile del WWF di Rovigo, “rende tangibile l’importanza di questo territorio e delle sue acque per gli uccelli migratori”.

Buon viaggio quindi a questo trampoliere, molto curioso e altrettanto giocattolone, imparentato con la famiglia delle Spatole e che deve il suo nome a quelle pareti rocciose e poco accessibili dove ama farsi il nido.

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