Sant’Anna e le povere rane

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Ogni Santo ha la sua croce, portata a spalla da incolpevoli animali. Per San Rocco e Sant’Antonio Abate si consumano i più atroci delitti. E anche i più diffusi sul territorio nazionale.

Ma cosa c’entra Sant’Anna con le rane?  La Santa dovrebbe essere la protrettrice delle donne in attesa, delle partorienti, delle madri. Perché mai trasformarla in una brutta versione di una principessa alle prese col rospo?

In alcuni Comuni italiani la corsa/palio/marcia delle rane è dedicato a lei. Stava per succedere anche il 26 luglio, a Scardavera, una frazione di Ronco all’Adige in provincia di Verona

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Qui la pista è d’acciaio, ma lo scenario sarebbe stato lo stesso (lo si vede bene nella foto qui sopra di Geapress): carriole di legno caricate di rane, che se saltano giù vanno rimesse su. Se poi finiscono schiacciate dalle ruote della carriola o dalla folla non importa. Sono solo rane in fondo.

La bella notizia è che all’ultimo momento la corsa è stata annullata. Grazie all’intervento dell’associazione 100% animalisti che ha minacciato il sindaco di una denuncia ai sensi dell’articolo 189 della legge contro i maltrattamenti degli animali.

Speriamo che succeda lo stesso alle cuginette di Usago di Travesio, nel pordenonese, dove la Marcia delle Rane è accompagnata dalla omonima Sagra. Anche qui le rane vive, per un periodo sostituite da palline da ping pong, sono tornate in auge. A fine corsa, la maggior parte di loro finiscono impanate e fritte.

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