Notti in laguna per l’Assiolo

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Piccolo e tenace. Simpatico e per qualcuno troppo rumoroso. Le notti dell’estate, in pieno centro storico, sono allietate (o disturbate secondo i punti di vista) dal canto dell’Assiolo, il più piccolo rapace notturno.

Più piccolo di una civetta e qualche volta perfino di un merlo. Per farvi un’idea, nella saga di Harry Potter, Leotordo, il gufetto di Ron Weasley, è proprio un Assiolo.

assiolo1.jpgIl rapace, unico della sua specie a fare il migrante, ha sempre avuto un nucleo storico nei giardini della Fondazione Cini, a San Giorgio. Ma quest’anno ha deciso di colonizzare molti altri giardini lagunari.

Almeno venti o trenta coppie volano nella notte a Venezia assicura Lucio Panzarin che per la Provincia si occupa del recupero della fauna selvatica. Ed è a lui che decine di veneziani hanno cominciato a telefonare. Perché il canto inconfondibile dell’Assiolo sarebbe colpevole di disturbare il sonno. Altro che movida.

E’ lo strano”djü” o “chiù” del piccolo rapace a disturbare. Se non ci si è abituati in effetti la voce dell’Assiolo può perfino inquietare. Non è particolarmente forte, è un po’ nasale e quasi sempre monosillabico, ma il più delle volte viene ripetuto per ore con un intervallo che di circa 3 secondi.

Poiché l’Assiolo muove il capo durante il canto, è difficile da localizzare in base ai suoi richiami. Di solito inizia a cantare poco dopo il tramonto e finisce all’alba. Dopo mezzanotte rallenta per un paio d’ore e poi riprende alla grande.

Assiolo 2.jpgLe femmine e i maschi cantano spesso in duetto: la femmina chiama l’amato con un’intonazione un po’ più alta e un po’ meno regolarmente; lui risponde con enfasi.

“Inutile chiedere il nostro aiuto”, sorride Panzarin. “Che se lo godano i veneziani il canto notturno dell’Assiolo, anche perché sarebbe impossibile e assurdo catturalo per portarlo altrove. Bisognerebbe invece cambiare mentalità. Accettare il richiamo di quel poco di selvatico che ci è rimasto. Conviverci e imparare a non averne timori. E soprattutto essere felici di questi ritorni”.

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