Nel regno dei piccoli cavalli


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C’è una doppia ragione per approfittare del primo fine settimana d’agosto per fare un salto nell’ Appennino parmense.
Difficile dire quale sia la prima o la seconda. Diciamo che una passeggiata fra la fortezza di Bardi e il Castello di Compiano merita un’uscita estiva.

Ma quel che fa la differenza ha quattro zampe, una criniera senza eguali, un occhio dolcissimo, una confidenza particolare e una simpatia contagiosa. Parola di micro-allevatrice. 

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Anzi, di compagna di scorribande di Nina, cavalla bardigiana nata e cresciuta in Appennino e da quasi cinque anni felice pelosa in terra trevigiana dove si dedica con passione all’equiturismo e a brucare l’erbetta del suo campo.

Quando è arrivata da me, dopo trecento chilometri di trailer, aveva da poco compiuto tre anni. Tre anni vissuti libera come il vento, su e giù per l’Appennino. La sua nuova casa non le piaceva tanto. Forse avrebbe preferito restare con le sue amiche.

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Poi, un po’ alla volta, abbiamo imparato a conoscerci e ad amarci. A passeggiare insieme. Giocare. Annusarci. Accarezzarci.

Oggi quando mi guarda con quei suoi grandi occhioni, quasi quasi mi sciolgo. Tanto è buona e brava la mia Nina. Un vero e proprio cavallo da giardino. Da compagnia. Adatto ai bambini ma anche a chi, come me, non ha più vent’anni.

E’ la mia cavalla della terza età la Nina. Sicura e affidabile, attenta e generosa. Robusta e delicata. Una vera ragazza dell’Appennino.

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L’avrete capito quindi che l’occasione per fare un salto a Bardi è costituita dalla tradizionale Mostra Nazionale del Cavallo Bardigiano, in calendario da venerdì 5 a domenica 7 agosto in quel di Bardi. Un’iniziativa che gode di ottima salute e che lo dimostra festeggiando la sua 37° edizione.

Il Bardigiano è un’antica razza antica, tipica dell’Appennino Tosco-ligure-emiliano, che deve il suo recupero allo sforzo compiuto dall’Associazione Allevatori di Parma, in collaborazione con le A.P.A. di Piacenza, Genova, La Spezia e Massa Carrara oltre alle Comunità Montane parmensi e piacentine, per salvarlo dall’estinzione e dalla contaminazione con altre razze.

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I primi cavalli che popolarono le valli del Taro e del Ceno furono portati dalla Gallia belgica al tempo dei Romani. Nel corso dei secoli la razza si sviluppò come cavallo di montagna e nel XV secolo si tentò di ingentilirla incrociandola con arabi-friulani, giungendo così a un cavallo molto simile a quello attuale.

Ma dopo la prima guerra mondiale, il nostro Bardigiano risultava quasi estinto.

E’ grazie all’istituzione, nel 1977, del Libro Genealogico del Cavallo Bardigiano, affidato con Decreto del Ministero dell’Agricoltura alla Associazione Provinciale Allevatori di Parma, che è iniziata l’opera di recupero del nucleo originario in purezza ed una attività selettiva che promuovesse la valorizzazione economica della razza.

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L’Associazione del Cavallo Bardigiano comprende oggi oltre 750 allevatori, distribuiti in 45 province italiane e i Bardigiani iscritti al Libro Genealogico sono quasi quattromila tra stalloni, fattrici e giovani, costantemente monitorati e valutati con rassegne annuali che si tengono in tutti i comuni e le frazioni della zona di allevamento.

Oltralpe esiste anche un’associazione tedesca del Bardigiano (Bardigiano-Pferde Deutschland e.V) costituitasi nel 2003, con sede a. St. Johann. Dallo stesso anno è attiva anche l’Associazione Ungherese del Bardigiano, (Bardigiano Lótenyészto Országos Egyesület) con sede a Nagymizdó.

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