Bisce, vipere e serpenti

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Un prato umido al Cavallino, vicino alla spiaggia. A un certo punto un fruscio. Michele Zanetti, naturalista e presidente dell’Associazione naturalistica sandonatese, si ferma. Capisce di essere vicino a un serpente.

E infatti appare un grosso Biacco (il veneto carbonaz) con la parte del corpo anteriore alzata di mezzo metro. Tra le fauci ha un cucciolo di pantegana.

biacco1.jpgGran cacciatore il Biacco. Da tenerselo buono per arginare lo strapotere dei ratti.  Anche perché, a differenza di alcune vipere, non è pericoloso assicurano al Museo di Storia naturale di Venezia.

Distinguerlo dalla vipera è semplice: ha una pupilla rotonda anziché ellittica verticale; una coda lunga e sottile, anziché breve e tozza; una testa affusolata e non triangolare.

Utile e innocuo, ma il Biacco di solito non invecchia. Viene ucciso prima. Per paura, ribrezzo, ignoranza. Le campagne educative nei confronti dei rettili hanno fatto ben poco. Vipere, bisce e serpentelli sono ancora un tabù rivestito di terrore vacanziero.

Se li lasciassimo vivere, sarebbero loro i più efficienti derattizzatori. Nella pianura veneta orientale, spiega Zanetti nel suo bel libroGli animali stanno vincendo”, la vipera comune (vipera aspis) è presente in piccole popolazioni isolate lungo il litorale.

Nella pineta di Cortellazzo, a valle Ossi-Marina di Eraclea (dove però è da un paio di decenni che non viene avvistata), a Valle Altanea fra le ultime siepi e gli incolti. E ancora popolazioni ormai allo stremo sono a Valle Vecchia e a Bibione.

tn_vipera5.jpg“Imbattersi in una vipera in questo territorio”, dice Zanetti, “è un evento quanto meno improbabile”.. Succede più spesso in montagna. Ma anche in questo caso è inutile (e dannoso) farsi prendere dal panico.

“Una volta a Lorenzago”, racconta, “mentre passeggiavamo nel bosco con i bambini della colonia, ne incontrammo una. Cercai di arginare il si salvi chi può delle operatrici, presi un bastone e feci arrotolare a questo la vipera, in posizione difensiva.

Poi la appoggiai sul ciglio erboso della mulattiera e la guardammo dileguarsi nel bosco. I bambini capirono che la vipera non era un mostruoso portatore di morte. Che bisogna conoscere per difendersi. Che spesso i rischi che corriamo sono dovuti soltanto a imprudenza e supponenza”.

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