A Bolca con i pescatori del tempo

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Bisogna avere fiato e gambe per ripercorrere cinquanta milioni di anni di storia. Per immergensi nell’antico mare della Tetide che era poco profondo, con isole e lagune di tipo tropicale e che si estendeva dalle Filippine ai Caraibi.

Quattro ore di cammino su nove chilometri per un dislivello di oltre 400 metri. Una gran fatica per chi non è allenato. Ma una volta arrivati quassù non si può evitare la Passeggiata geopaleontolica inaugurata nel 2004 a Bolca, un piccolo centro dei Lessini orientali. 

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La passeggiata ti accompagna dai recenti scavi del Monte Postale alla Pesciaia con le gallerie e i suoi strati fossiliferi ricchi di pesci, crostacei, gasteropodi, alghe, coralli.

Dal Monte Purga con i basalti colonnari e gli strati – dove nel 1946 sono stati ritrovati un coccodrillo e una tartaruga –  al Monte Spilecco dove si trova il più antico giacimento di fossili, testimonianza di una spiaggia ricca di denti di squalo.

bolca-1.jpgBolca è nota in tutto il mondo per i suoi giacimenti fossili, piante a animali risalenti all’Eocene e conservati in modo eccezionale tanto da permettere agli studiosi un’interpretazione chiara della morfologia delle varie specie presenti.

Tutto iniziò nel 1777 quando Domenico Cerato, che veniva dalla Val d’Astico, per un’insana e travolgente passione per il passato e i fossili, si vendette tutto ciò che aveva per acquistare le località fossilifere di Bolca.

Domenico forse non lo sapeva, ma aveva dato il via a un’arte unica al mondo: quella dell’estrazione e «preparazione» dei reperti fossili.

Questa sua straordinaria avventura arriva fino a oggi. Dopo due secoli e mezzi la famiglia Cerato non ha smesso di appassionarsi al mondo che non c’è più.

Un mondo di cinquanta milioni di anni fa quando la pianura padana era un’immensa distesa d’acqua che ricopriva la pianura fino alle propaggini delle montagne.
 
Un pescatore del tempo ama definirsi Massimo Cerato che nel giugno scorso ha dato alle stampe un libro che racconta la storia della sua famiglia.

Sette generazioni di speciali minatori che si introducono nelle cavità della Lessinia e attraverso metodi e tecniche tramandate di padre in figlio, estraggono con passione quei reperti che oggi si ritrovano non solo a Bolca, ma nei musei di tutto il mondo .

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Attraverso un racconto ricco di ricordi ed aneddoti, immagini e documenti storici, Massimo Cerato accompagna il lettore alla scoperta di luoghi e personaggi che sono stati i protagonisti di un lavoro estremo al servizio dell’indagine scientifica.

Prima del 1972 i visitatori che arrivavano a Bolca potevano ammirare solo pochi resti fossili esposti su semplici scaffalature sistemate a casa della famiglia Cerato. I fossili più belli erano esposti nel Museo di Storia Naturale di Verona.

platyrhina.jpgIn quei primi anni Settanta nasce un piccolo Museo che raccoglie circa 170 reperti e che diviene meta di visitatori domenicali e soprattutto di scolaresche. L’interesse sempre crescente verso i fossili e quindi per Bolca, impone nuove scelte. Di spazi e di esposizione.

L’attuale Museo, che continua a essere seguito dalla famiglia Cerato, viene inaugurato nel luglio1996 e custodisce oltre 500 splendidi esemplari di resti fossili estratti nei giacimenti di Bolca. Un tesoro che ogni anno richiama 25mila visitatori.

Il Museo, a circa cinquanta chilometri da Verona, ospita il più importante deposito fossilifero finora conosciuto.

I pesci nella pietra ritrovati hanno già permesso il riconoscimenti di 240 specie e, col tempo, se ne scoprono sempre di nuove. Ci sono Eotaplax, Blochius, Cyclopoma, Sphyaraena, Seriosa, Srranus, Exella, Sparnodua, Mene: quest’ultimo, detto anche Mene rhombea o rombo indiano, è spesso indicato come pesce simbolo di Bolca.

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Tra le altre scoperte, un pesce rarissimo, il Chaetodon Pinnatus che i cavatori locali chiamano “pesce angelo”. Poi numerosi sono gli anguilliformi, ad esempio il Pranguilla.

Tra i fossili anche il pesce grillo, Ophidium barbatum, che tuttora vive nel Mediterraneo, di cui si conservano due esemplari, uno dei quali ancora con la colorazione originale a macchie che presentava in vita.

Pensare che sono trascorse solo qualche decine di milioni di anni.

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