Bramiti d’amore in Cansiglio

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Era quasi notte. La Val Menera stava andando a dormire. I cavalli bradi cercavano riposo.Cominciava a far freddo, ma non ci facevo caso. Stavo in religioso silenzio. In attesa. Mi sentivo quasi persa in tutto quel silenzio. Sotto un cielo che stava per luccicare di stelle e il buio che avanzava. 

D’un tratto un fremito. Mille fremiti. E infine un canto d’altri mondi. Possente e oscuro. Profondo e malinconico. Amoroso e fremente. Li intravvedevo appena i cervi, laggiù sulla piana. Erano decine, forse centinaia. Erano venuti qui a cantare i loro inni d’amore. 

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L’autunno chiama. I maschi bramiscono. E’ un’esibizione di potenza e di forza naturale. Le femmine ascoltano e fremono. Avevo chiuso gli occhi quella notte perché il bramito del cervo potesse far breccia nello stomaco, nella pelle, nell’animo così incredulo di fronte a un tale spettacolo.

Così è avvenuto. E ogni volta che torno alla Foresta, ripenso a quella strana notte di creature e suoni.

In Cansiglio il bramito dei cervi è diventato un’occasione turistica. Veneto Agricoltura fino al 22 ottobre organizza itinerari nella foresta proprio per ascoltare il canto d’amore. 

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Altri appuntamenti (non di Veneto Agricoltura) sono per sabato 1 e sabato 8 ottobre, con ritrovo alle 17 al Rifugio Sant’Osvaldo in Pian di Cansiglio ( per partecipare: Marco Bernardi, marcobernardi1977@libero.it ; Tel. 320.7053402; Luca Mamprin: mamprinluca@gmail.com ; Tel. 349.6429385)

Li vedi i grandi maschi. Sbucano dalla foresta e sembrano fantasmi. Arrivano nella piana dove centinaia di femmine in branco li stanno aspettando. Il bramito è il loro sfidarsi continuo per stabilire nuove gerarchie e dare vita a nuove famiglie.

Arriva a pesare anche 200 chilogrammi un maschio di cervo. Non passa certo inosservato: è alto fino a un metro e mezzo e lungo perfino 2 metri e trenta. Il palco che come una corona porta sulla testa è il segno del suo potere.

cervo3.jpgNon chiamatele corna dicono gli esperti. Quelli del cervo sono veri e propri palchi che a fine inverno cadono per poi ricrescere ancor più forti, al ritmo di 5, 6 centimetri al giorno. Ogni anno più imponenti fino ad arrivare, in un cervo adulto, a pesare anche dieci chilogrammi.

Il bramito è qualcosa a metà strada fra un muggito e un ruggito. Deve per forza incutere timore. Ma se non bastasse, in segno di sfida i maschi iniziano a raspare il terreno con gli zoccoli o con i palchi.

Si irrigidiscono e si scagliano contro i cespugli distruggendoli con la forza delle corna. Poi, se nessuno dei due molla, camminano affiancati restando lontani una decina di metri l’uno dall’altro.

Si spiano e si minacciano guardandosi appena con la coda dell’occhio. Un mondo intero sta in quello sguardo, in quell’avvertimento, in quel desiderio tutto maschile di supremazia assoluta. Se tutto ciò non bastasse ancora, non resterà che la lotta. Corpo a corpo. E sarà un combattimento crudele.

Saranno ormai due o perfino tremila i cervi del Cansiglio. Fino a questa estate appena trascorsa sono stati un gran problema per i pascoli. Se la mangiavano tutta loro la fresca erbetta novella. Alle mucche d’alpeggio restava poco o nulla.

E’ dal 2008 che due Regioni (Veneto e Fruili) e tre Province (Belluno, Treviso e Pordenone)ne vogliono arginarne l’avanzata. Nell’ottobre 2010 si era arrivati a un accordo per il prelievo di 400 animali all’anno per tre anni. Ma nulla al momento è stato fatto. Troppo potente l’aura che circonda il cervo. 

Qualche piccolo cambiamento, qualche timida prova di convivenza si sono stati. L’impegno della Regione Veneto a costruire lunghissimi recinti alti più di due metri al confine della foresta e quello degli allevatori di realizzarne altrettanti, elettrificati, per proteggere i pascoli, è stato premiato.

Là dove nel luglio 2010 c’erano solo prati rasati nottetempo, un anno dopo c’è ancora tanta erba per le mucche e le pecore alpagote che qui passano felici l’estate.

I recinti però sono anche la ragione per cui quest’anno sarà più difficile vedere i cervi in amore. E insieme a questa la pratica estiva di spaventare gli animali con i petardi per impedire loro di uscire dalla foresta. Vedremo.

I cervi in Cansiglio sono uno spettacolo degli ultimi anni. In questa antica foresta si erano estinti a metà dell’Ottocento. La loro avventura ricominciò nel 1966 quando in località Tramedere, dove si trova il museo di Ecologia, l’allora Azienda di Stato per le Foreste demaniali realizzò un recinto faunistico di circa 50 ettari nel quale furono introdotti daini e cervi, quest’ultimi provenienti dalla zona di Tarvisio.

La neve e la caduta di qualche albero favorirono la fuga d’alcuni capi dal recinto. Altri forse arrivarono in Cansiglio dal Cadore. Nel 1985 che vagavano per la foresta erano segnalati una trentina di capi: troppo pochi perché si avviasse un vero e proprio ripopolamento. E non c’erano neppure popolazioni vicine che potessero favorirlo con flussi migratori.

La svolta si è avuta alla fine degli anni Ottanta. Furono gli anni dell’infestazione della cefalcia, un micidiale insetto defogliatore degli abeti. Quel che era rimasto del recinto venne abbattuto e tutti gli animali fuggirono via. Da quel momento la consistenza della popolazione è andata via via aumentando. Anno dopo anno.

Da dicembre ad agosto i cervi colonizzano un territorio vastissimo, sui ventimila ettari, che ha come confini la dorsale del gruppo del monte Cavallo, l’Alpago, il lago di S.Croce, la val Lapisina, Vittorio Veneto, Cappella, Maggiore, Sarmede, Caneva, Polcenigo, Budoia, Aviano.

Succede che qualche esemplare si avventuri perfino nella pianura.

La permanenza in foresta dipende dalla presenza o meno di neve. Se questa supera i trenta centimetri tutti gli animali si spostano nei quartieri di svernamento. In caso contrario una parte della popolazione rimane in Cansiglio.

Il periodo più freddo viene trascorso sui crinali meglio esposti al sole, nella zona sopra Campon-Palughetto, nei pascoli delle malghe del versante Pordenonese e Trevigiano, nella zona del Ceresera fino ad arrivare alle campagne attorno ad Aviano.

 Quando arriva la primavera i cervi si incamminano verso quote più alte, dall’Alpago a Pian Cavallo. Fra settembre e ottobre tutta la popolazione ritorna in foresta per il periodo dell’amore. Qui rimane fino all’arrivo della prima neve.

Terminati gli accoppiamenti, gli animali tendono nuovamente a riunirsi in grossi branchi, i maschi da una parte, le femmine con i piccoli ed eventuali maschi giovani dall’altra. Solo i maschi anziani tendono a isolarsi e a vivere in solitudine. Femmine e giovani preferiscono il branco.

E’ in questo periodo, là dove non esistono ancora le recinzioni, che la Piana del Cansiglio diventa il punto d’incontro per il grosso della popolazione, facilmente visibile a sera e nelle prime ore del mattino fra ottobre e novembre. 

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