Vicenza, trascinate a forza verso la morte

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Trascinate a forza verso la morte. Verso il macello. Senza alcun rispetto per la loro sofferenza di creature senzianti. Neanche negli ultimi momenti di vita.

Mucche che non riescono a camminare. Con le gambe fratturate e con altre drammatiche patologie. Spinte a forza sul tir per essere portate al macello.

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Anche se la normativa vieta la macellazioni di animali in tali drammatiche condizioni.

Dopo le ripetute denunce della LAV, di ieri è una nuova inchiesta sul cosiddetto scandalo delle “mucche a terra”, realizzata da Edoardo Stoppa di Striscia la notizia in provincia di Vicenza e trasmessa ieri sera. Il video è questo.

Le illegalità commesse ai danni delle “mucche a terra”, dicono alla Lav,  non trovano soluzione e proseguono da anni nonostante le denunce, il divieto tassativo previsto dalla legge, le circolari ministeriali e le condanne per maltrattamento dei tribunali.

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Una vera e propria filiera di illegalità, di operatori economici che violano sistematicamente le leggi nazionali ed europee, provocando gravi sofferenze agli animali e l’immissione in commercio di carni a rischio sanitario per i consumatori.

lav.jpgL’industria della macellazione ha trasformato la sofferenza di animali a fine carriera in un business molto produttivo.

Queste mucche un tempo ci davano in loro latte. In un altro vortice di violenza che vogliamo ignorare.

Perché il latte che diamo ai nostri figli con immenso amore è frutto di un’altra immensa catena di sofferenza. Fisica e psicologica. Che obbliga le mucche a essere sempre gravide, a partorire e a rinunciare subito al loro cucciolo.

Poi, a fine carriera, quando non ce la fanno più (e succede presto, a 7/8 anni, loro che in natura di anni ne vivrebbero 40), la loro strada è solo quella del macello.

Da anni la LAV denuncia queste grave violazioni (leggetevi questo dossier che risale al 2007)  la pratica dei certificati falsi rilasciati da medici veterinari liberi professionisti, l’inefficacia dei controlli sul benessere degli animali nei macelli.

Roberto Bennati, vicepresidente LAV chede la radiazione dall’Albo dei medici veterinari del Medico intervistato da Striscia la notizia, che non solo non ha smentito la paternità della documentazione ma anzi l’ha confermata ritenendo tale comportamentoin linea con la propria coscienza di medico veterinario.

Oltre all’eventuale reato di falso ideologico, che sarà accertato dalla Magistratura insieme ai reati di maltrattamento e altre gravissime ipotesi di reato contro la salute pubblica, si tratta di una piena violazione del codice deontologico dei medici veterinario.

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La Lav chiede al Ministero della Salute di aprire subito un tavolo con i Servizi Veterinari delle Regioni per l’applicazione della norma sul trasporto e per prendere provvedimenti incisivi nei confronti di questa filiera illegale. 

E chiede ai Servizi veterinari competenti di accertare le stalle di provenienza di questi animali e di revocare immediatamente tutti i contributi pubblici a tali allevatori per le violazioni delle regole: “Far pagare ai cittadini il prezzo di tanta barbarie è inaccettabile”.

Un comunicato dell ‘Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani  stigmatizza l’episodio ma conferma onestamente il clima di diffusa illegalità. Secondo l’associazione dei veterinari il nodo della questione è rappresentanto dall ‘onere economico dello smaltimento della carcassa delle povere mucche.

In altri termini, poiché l’allevatore deve sobbarcarsi la spesa dello smaltimento, oltre che la stessa eutanasia, preferisce ricorrere alla macellazione e quindi al trasporto che, a norma di legge, in quelle condizioni, non potrebbe più avvenire.

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“Ecco l’aberrazione degli allevamenti intensivi che sfruttano gli animali sino a ridurli come larve”, commenta Andrea Zanoni, europarlamentare e presidente della Lac del Veneto, ” animali poi destinati ai macelli fino alle tavole degli italiani non vegetariani”

Zanoni invita  tutte le associazioni che si occupano di tutela e benessere degli animali a costituirsi parte civile nel processo a carico dei responsabili per chiedere il massimo della pena e del risarcimento danni.

“Il trasporto degli animali”, spiega, “troppo spesso si tramuta un vero e proprio inferno che dura addirittura diversi giorni. Proprio per questo in Parlamento Europeo ho promosso con altri quattro colleghi di altri Paesi una dichiarazione scritta, a sostegno della petizione della campagna internazionale 8hours che se approvata impegnerà la Commissione a limitare i trasporti ad un massimo di 8 ore”.

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