Zoomafia e crisi degli ippodromi

I numeri raccolti dalla Lav nel rapporto Zoomafia 2011 sono spietati: le truffe nel mondo dell’ippica e la piaga delle corse clandestine fruttano alla malavita ben 1 miliardo di euro.


E’ la voce maggiore. A ruota vengono il business dei canili e il traffico dei cuccioli (500 milioni), il traffico di  fauna selvatica o esotica e di bracconaggio ( 500 milioni), la cosiddetta cupola del bestiame ( 400 milioni) e i terribili combattimenti fra cani (300 milioni).

C’è di che preoccuparsi per i cavalli italiani in questi mesi di grave crisi del mondo dell’ippica. Potrebbero essere loro i primi a pagare il taglio di contributi agli ippodromi scattato l’1 gennaio scorso.

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Tutti i 42 ippodromi italiani sono fermi per uno sciopero della categoria che domani, 12 gennaio, manifesterà a Roma. Tre i pullman in partenza da Treviso e Padova.

Davanti ai trottatori e ai galoppatori – animali ampiamente sfruttati in un mondo che poca pietà ha avuto nei loro confronti, sia in Italia che all’estero – si aprono oggi due strade.

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Una peggiore dell’altra. Il macello o la vendita a qualche commerciante senza scrupoli e l’approdo alle corse clandestine.

Negli ippodromi veneti, dal Sant’Artemio a Treviso alle Padovanelle di Padova, si guarda al futuro senza grandi speranze. 

A Treviso almeno una cinquantina di cavalli sono fermi ai box. In teoria per loro andrebbe trovata una nuova collocazione.

Sono pochi i proprietari che fra pensione, fieno, veterinario, fantino, artiere, riescono a sborsare duemila euro al mese per cavallo. Senza farli correre. Senza scommettere sulle loro gambe e sulla loro velocità.

Su una carriera che, per la maggior parte di questi cavalli, dura lo spazio di una stagione. O anche meno.

La mia Margherita era una galoppina. A due anni e mezzo l’hanno messa in pista a San Siro. E già dopo la prima corsa l’hanno scartata. Abbandonandola, ancora puledra di tre anni, al suo destino. Lei come migliaia di altri cavalli.

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Che fare allora? Sono centinaia gli ex trottatori che le associazioni animaliste – in prima fila Horse Angels e il settore equidi della Lav – cercano di ricollocare e far adottare da maneggi, agriturismi, privati.

Uno sforzo senza pari. In attesa che il cavallo diventi a tutti gli effetti un animale d’affezione e che, al pari di cani e gatti, non possa essere macellato giusto perché ci si è stufati di lui.

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Una lotta impari. Ne collochi uno e ne spuntano fuori altri cento. In cerca di una nuova vita. Fino a ieri succedeva a cavalli come Margherita, troppo lenti per vincere. Oggi può succedere anche ai campioni.

Secondo Nadia Zurlo, responsabile del settore equidi della Lav, “strumentalizzare sembra l’operazione meglio riuscita del mondo dell’ippica”.

E in una nota diffusa su Facebook in questi giorni, aggiunge: ” I cavalli sportivi, migliaia di animali allevati, selezionati, allenati per essere immessi nel mondo delle corse sono stati e sono tuttora gli involontari protagonisti di campagne pubblicitarie accattivanti, volte da sempre ad attirare pubblico, finanziamenti, giro di scommesse, e oggi ad impietosire l’Italia, con la minaccia della macellazione di almeno 15 mila quadrupedi, visto che lo Stato ha ridotto del 40% gli stanziamenti previsti per il 2012.

Il comparto incasserà comunque ben 235 milioni di euro, una cifra altissima, considerato che si tratta di soldi pubblici investiti per un’attività ormai in forte declino. Le scommesse ippiche infatti sono ormai appena l’1,7 del totale, con un calo del 25% solo nell’ultimo anno. Un’industria ancora sovrassistita dunque che, aldilà delle nostre considerazioni etiche, in un libero mercato avrebbe chiuso già da tempo.

La cosa che molti ignorano è che l’industria dell’ippica ha mandato, manda e manderà alla macellazione buona parte dei suoi cavalli sportivi, una volta a fine carriera. Soprattutto antecedentemente alla possibilità di destinare il cavallo a vita, una grande fetta degli animali ritirati dalle piste finiva i suoi giorni al macello. Solo una parte residuale di essi veniva venduta ad altri circuiti di lavoro o tenuti come riproduttori”.

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Una Risposta to “Zoomafia e crisi degli ippodromi”

  1. Lettore_2181502 Says:

    Quanta malainformazione.

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