Una casa nuova per la Regina

Sono apparse nel giro di una giornata. Sempre di più. Sempre più inquiete.

Ogni ora alzavo gli occhi e le vedevo sempre più numerose e in qualche modo instabili.

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Fra sabato e domenica scorso il vecchio camino della mia vicina ultracentenaria, Nora, si è popolato di api.
Una moltitudine inquieta di api. In qualche modo minacciose, soprattutto per mio marito che è allergico alla loro puntura.
I vicini si sono mobilitati. Hanno chiamato l’associazione provinciale degli apicoltori e chiesto aiuto. Nel giro di un ora è arrivato un esperto signore che abita a Zero Branco.
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E’ salito sul tetto tutto coperto, ha cercato fra le api la regina, l’ha presa dolcemente e l’ha appoggiata in una grande scatola di legno. Nel giro di un paio d’ore, tutte le ancelle l’hanno seguita e si sono rifugiate con lei nella scatola.
L’apicoltore è risalito sul tetto, ha chiuso la scatola e ha portato la comunità roteante nel suo campo solitario dove potranno vivere senza spaventare nessuno.
E’ stato interessante vedere un recupero che non ha ucciso neppure un’ape.

E ancora più interessante ascoltare l’apicoltore. Non tanto per sapere che a causa di pesticidi (ancora troppo usati) in un inverno solo lui ha perso 40 alveari.

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Ma che la puntura di un’ape, o anche di una vespa, è tanto più devastante quanto più stressata è la persona presa di mira. Ecco perché mio marito si devasta! E ha bisogno di ingerire quantità macroscopiche di antistaminico.

Buone notizie invece per la sottoscritta che è spesso vittima delle vespe. Ma che risolve tutto con un po’ di olio essenziale di lavanda oppure di neem.

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