Le pecore immolate

Bisognava vederle quelle pecore vive e incaprettate. Bisognava toccarli quei lacci stretti attorno alle gambe.

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Bisognava entrarci in quello sguardo perso e rassegnato di una creatura che sa, nel fondo del suo cuore, che il suo momento è arrivato.

Nel più orrendo dei modi avrebbe dovuto morire. Sgozzata e lasciata dissanguare. Nel nome di una “festa” del sacrificio che il mondo mussulmano non vuole abbandonare neanche qui in Italia.

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E’ stato grazie ai volontari dell’Enpa e della Lac se quelle pecore (500 stavano aspettando la loro sorte immonda) si sono salvate dalla tortura del sacrificio. Anche se non dalla morte.

Quando le guardie zoofile (su segnalazione anonima) sono arrivate in via Da Vinci a Tezze di Arzignano, la settimana scorsa, c’erano già una cinquantina di auto in attesa delle pecore. 

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«I colleghi hanno appurato che gli agnelli, di sei, sette mesi, erano legati stretti alle zampe con una rafia di nylon, che bloccava la circolazione e aveva già creato degli arrossamenti” ha  dichiarato al Corriere del Veneto  Renzo Rizzi, portavoce del Coordinamento Protezionistico Vicentino.

Le pecore non sono state sequestrate. E chi le aveva acquistate a 150 euro l’una è stato accontentato.

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Le pecore sono state portate  in una struttura autorizzata a Montecchia di Crosara, nel Veronese: un centro per la macellazione secondo rito, ma anche secondo la normativa. Comunque, un centro di morte.

Le immagini di questo post sono state diffuse dall’agenzia di stampa Geapress.

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