Sull’altare dei cinghiali

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Mi fa male pensare che le vittime di politiche errate, di carenza di scelte e interventi, di legami più o meno forti con la potente lobby dei cacciatori, siano ancora una volta gli animali.

Questa volta tocca ai cinghiali.

Il problema dei cinghiali e la loro importante presenza fra colli, pianure e fiumi, non è solo del trevigiano. E’ una questione che riguarda tutto il Veneto, dai colli Euganei alla Lessinia. E molte altre regioni italiane.

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Solo un paio di settimane fa gli abitanti lungo il Tagliamento si sono resi conto con i propri occhi della massiccia presenza di cinghiali (ma anche di caprioli) quando gli animali hanno cercato salvezza dalla piena del fiume concentrandosi terrorizzati lungo gli argini.

In quei giorni ci sono stati quelli che hanno fatto di tutto per salvare la pelle ai cinghiali (molti: dagli abitanti ai volontari della Protezione civile) e altri che ne hanno colto l’occasione di caccia grossa (pochi: cacciatori).

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Ora l’allarme arriva dal trevigiano. Lungo il Piave e sui colli di Valdobbiadene.

Regione e Province di Treviso e Belluno paventano una eradicazione totale dei cinghiali promossa in ambito venatorio.

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Ovvio. Perché ha ragione Adriano De Stefano, responsabile di Treviso per l’Enpa: il problema cinghiali, è bene ricordarlo, è causato  dalle immissioni di questi animali per puro scopo venatorio.

Poi la popolazione, priva di predatori naturali, si è moltiplicata.

“Occorre predisporre censimenti attendibili realizzati da istituti scientifici”, spiega De Stefano e aggiunge:  “E’ necessario conoscere quali sono state le metodologie ecologiche applicate anche dagli agricoltori per la prevenzione dei presunti danni. È questa la strada giusta anche alla luce del fatto che gli abbattimenti selettivi non hanno mai portato a una soluzione”.

Secondo l’ENPA anziché lanciare inutili allarmismi, bisognerebbe che tutti, ad iniziare dalle amministrazioni locali, rispettassero quanto previsto dalla legge nazionale 157/92 che “non contempla affatto il coinvolgimento del mondo venatorio nella gestione faunistica”.

«Vaglieremo con attenzione i documenti della Provincia di Treviso in merito al piano di eradicazione”, spiega De Stefano, “con particolare attenzione all’applicazione dei metodi ecologici e ai censimenti effettuati. Intanto, invitiamo tutti a non lanciare o alimentare inutili allarmismi».

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