I vitellini alla catena

Quanto è lontana dalla realtà di tutti i giorni l’agiografia delle belle e felici mucche al pascolo.

Quanto sono ingannevoli le pubblicità che ci invitano a non cercare la verità. A non guardare al di là del nostro naso. A non vedere la sofferenza dietro la bistecca.

Non solo l’orrore della mucche a terra. Ma anche i vitellini legati con 30 centimetri di catena. Tanto da far fatica a sedersi. Tanto per soffrire ancora un po’ prima del macello.

Questa volta succede in una bella valle trentina, la Val Rendena.

Val Rendena

Val Rendena

 

Il web in questi giorni si sta mobilitando (con un mail bombing alle autorità) contro un allevatore del comune di Strembo che, in totale disprezzo della normativa vigente a tutela del benessere degli animali, tiene vitelli legati a catene lunghe 30 centimetri che impediscono loro qualsiasi movimento.

A un’altra corta catena, poco distante, c’è anche un povero cane, protetto solo da una tettoia precaria e costantemente senza ciotola dell’acqua.

Vitellino

Vitellino

A difesa di vitelli e cagnolino si sono mobilitati in migliaia, forti della “Decisione 97/182/CE” che ha modificato l’allegato della Direttiva 91/629/CEE-, alla voce “Divieto di legare i vitelli” sostituendone il punto 8 con questo testo:

«I vitelli non debbono essere legati, ad eccezione di quelli stabulati in gruppo che possono essere legati per un periodo massimo di un’ora al momento della somministrazione di latte o succedanei del latte. Se si utilizzano attacchi, questi non devono provocare lesioni al vitello e debbono essere regolarmente esaminati ed eventualmente aggiustati in modo da assicurare una posizione confortevole agli animali. Ogni attacco deve essere concepito in modo tale da evitare il rischio di strangolamento o ferimento e da consentire ai vitelli di muoversi secondo quanto disposto al punto 7 [ovvero di coricarsi, giacere, alzarsi ed accudire a se stessi senza difficoltà».

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