Chi mangi oggi?

D’accordo, ci vuole coraggio per una campagna pubblicitaria di questo tipo.

Ci vuole coraggio perché la vittoria dei carnivori sui vegetariani sta proprio nella mancanza di connessione fra la bistecca e la bella mucca, fra la cotoletta e il maialino, fra l’aletta e il pollo ruspante.

Mangiamo bistecche perché non pensiamo agli occhi delle mucche, alla loro sofferenza e ai macelli.

petto di pollo

Ma era un pollo…

Non mangiamo cani e gatti perché pensiamo ai nostri amici e compagni di strada.

Gli animalisti friulani hanno avuto coraggio e da dicembre hanno tappezzato alcune città, fra cui Pordenone, con manifesti giganti decisamente inquietanti.

Sotto celophan non ci sta il petto di pollo e neppure il pollo intero. Ma un tenero bambolotto, molto simile a un neonato. E sopra una scritta: Chi mangi oggi?

Chi. Non cosa mangi. Perché gli animali sono creature senzienti e viventi.

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Contro pubblicità e animalisti si è levato l’urlo di orrore delle mamme. “Osceno”, “vergognoso”, “eccessivo”, “di cattivo gusto” hanno protestato in coro.

“Qualcuno rivendica il diritto al proprio piatto di tortellini in brodo“, commentano gli animalisti friulani.

“C’è chi, disgustato, invoca una riflessione etica ed oggettiva sull’immagine utilizzata (un’etica e un’oggettività ad uso e consumo della specie umana), chi parla della necessità di evitare carni piene di ormoni, ritenendo quest’ultimo un atto “sufficientemente etico nei confronti delle bestie”.

Più di così non si può fare, viva la libertà ma prima di tutto il rispetto per la vita umana, a ciascuno il proprio posto, i bambini non si toccano– questo il tenore delle reazioni”.

“Nel promuovere la campagna antispecista a Pordenone – aggiungono – siamo stati fin dall’inizio consapevoli del fatto che l’immagine del bambolotto è, ancora per molti, inspiegabilmente considerata tabù, in quanto può rimandare alla figura di un bambino. Tuttavia sostenere un diretto collegamento con il mondo dell’infanzia è errato.

Il bambolotto è un umano, è ciascuno di noi. Rappresenta il nostro immedesimarsi nella condizione animale, in quei pezzi di animali (inscatolati, incellophanati, esposti) che con così tanta prepotenza ci circondano ovunque, quotidianamente.

La nostra società, pur così assuefatta a continue sollecitazioni visive violente, è portata a misurare le ingiustizie con il metro di giudizio che ella stessa ha concepito, convenientemente dettato dall’appartenenza di specie”.

Aspettiamo l’arrivo dei manifesti anche in Veneto. 

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