Mala caccia

E’ finita. Mentre il sole scendeva, tiepido e in una leggera foschia, ho sentito alcuni spari di fucile. Gli ultimi.

Si è chiusa ieri al tramonto la stagione venatoria 2012/2013.

Lac, Lega abolizione caccia, e Cabs, Comitato internazionale contro lo sterminio dell’avifauna, danno i primi numeri:  sono stati 380 i casi di bracconaggio piú gravi di cui si è venuti a conoscenza nel corso della stagione venatoria. 10% in più rispetto allo scorso anno.

Almeno 1.167 cacciatori (su un totale che è sceso a fine 2012 sotto i 700mila) sono stati colti in flagranza di reato, a cacciare in parchi nazionali, a catturare animali con trappole, reti o archetti, a usare richiami illegali per attrarre più esemplari da abbattere e soprattutto ad abbattere specie protette e particolarmente protette.

Il quadro non tiene conto delle infrazioni amministrative che non sono di competenza dei tribunali, ma delle Province. Minore il numero di reati venatori perpetrati da persone del tutto prive di licenza di porto di fucile ad uso caccia.

Ne hanno fatto le spese – e sono solo i casi noti, la minima punta di un iceberg – 119 esemplari di animali fra i più rari del nostro paese: gufi reali, cicogne bianche e nere, numerose aquile, falchi, fenicotteri, lupi.

Persino i rarissimi ibis eremita, la cui popolazione mondiale ammonta a poche centinaia di esemplari ed è  oggetto di un progetto di reintroduzione transnazionale, sono stati presi di mira dai cacciatori.

Ecco in sintesi, alcuni dati che emergono dal calendario dei crimini commessi dai cacciatori:

1) 380 casi registrati

Ibis

Ibis

2) 1.167 cacciatori osservati in attivitá di bracconaggio

3) Aumento dell’80% del bracconaggio a stagione di caccia aperta (Settembre-Gennaio)

4) Il 66% dei reati sono compiuti ai danni degli uccelli, contro un 34% di bracconieri che puntano ai mammiferi

5) Il reato più diffuso è l’uso di richiami elettromagnetici (per attrarre più esempari a portata di fucile) col 22%, segue l’abbattimento di specie protette al 18,5%,, la caccia in zona di divieto col 15%, l’uso di mezzi non consentito (reti, trappole, armi non consentite, silenziatori) all’11%, l’abbattimento di specie estremamente protette all’8%.

6) Le Province più afflitte dal bracconaggio e in cui si concentra la vigilanza sono Brescia (18%), Pavia (8%), Salerno (4%), Cosenza (3%), Trento (3%), Grosseto (3%), e diverse aree della Sardegna.

La Sardegna detiene il triste primato di morti e feriti durante le braccate al cinghiale.

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