Se il tortellino nitrisce

La Nestle’ ritira dagli scaffali italiani e spagnoli ravioli e tortellini di manzo. Una decisione presa dopo che sono state rinvenute tracce di Dna di carne di cavallo pari all’1%.

The Guardian pubblica un’infografica con i dati del mercato della carne equina in Europa: l’Italia è al primo posto fra gli importatori. Nel 2012 ha acquistato 216mila quintali di carne di cavallo pari al 43% di tutta Europa. La seguono Francia e Belgio.

La Coldiretti aggiunge: in Italia sono stati importati 30 milioni di chili di carne di cavallo senza l’obbligo di indicarne la provenienza in etichetta sia nella vendita al dettaglio tal quale sia come ingrediente in prodotti trasformati.

Il Daily Mail entra nei macelli della Romania, il paese dal quale proviene la maggioranza della carne equina consumata in Europa.

L’associazione Save the dogs, da tempo presente in Romania, chiede controlli e più attenzione sia sulla filiera alimentare che sulle sofferenze inflitte agli animali prima di venire macellati.

Cavalli in Romania

Cavalli in Romania

Lo scandalo della carne equina contrabbandata per manzo arriva finalmente anche in Italia. Dopo aver fatto tremare mercati e consumatori di Gran Bretagna, Germania e Francia.

A un anno di distanza dalla campagna europea contro i terribili viaggi cui sono costretti migliaia di animali da carne in Europa.

Al di là della frode alimentare in atto, ciò che da animalista mi colpisce in questa notizia è il vedere come noi animali-umani (come insegna Danilo Mainardi, non siamo altro che una specie fra le specie) reagiamo in modo diverso ai diversi tipi di carne perché percepiamo in modo differente gli animali da cui essa deriva.

Saremmo inorriditi se nel piatto ci presentassero cani o gatti. Gli inglesi sverrebbero sul posto che ci trovassero un coniglio o, per l’appunto, il cavallo. Nel regno di Elisabetta, l’equino è un pet. Un animale domestico. Come per noi il cane e il gatto.Non si mangia.

Perché colpisce così tanto l’immaginario collettivo il cavallo nelle lasagne e non la mucca, il vitello, il manzo,il pollo, il maiale nel ragù?

I viaggi della morte, verso i macelli europei

I viaggi della morte, verso i macelli europei

Perché il cavallo è sulla faticosa strada di essere prima o poi riconosciuto come animale d’affezione (giacciono da tempo proposte di legge in Parlamento che vanno in questa direzione) e già lo percepiamo più vicino a noi.

Ma pochi ci raccontano la sofferenza delle migliaia di cavalli che arrivano dall’Est, in particolare dalla Romania, per soddisfare un’inutile fame di carne.

Le atroci sofferenze dei cavalli in Romania

Le atroci sofferenze dei cavalli in Romania

Perché abbiamo pesi e misure diverse nei confronti di un gatto e di un maiale? Perché non ci fa inorridire trovarci nel piatto la gallina che fino a qualche giorno prima avevamo chiamato per nome e che razzolava nel nostro orto?

La sociologa e psicologa americana Melanie Joy – autrice di un libro fondamentale per capirci di più, Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche – è esplicita: “In modo inconsapevole abbiamo aderito al carnismo, l’ideologia violenta che ci permette di mangiare la carne solo perché le cose stanno così”.

Siamo vittime inconsapevoli di una «dittatura della consuetudine» e della sua pervasività. Non associamo la mucca che vediamo pascolare in alpeggio alla bistecca che ci arriva in tavola.

Evitiamo di pensare che quel salame era un maiale che, proprio come noi, provava sentimenti e sofferenze.

Rimuoviamo e occultiamo, per prima cosa a noi stessi, l’eccidio di miliardi di animali.

Centoventicinquemila ne vengono uccisi ogni minuto al mondo. Con pratiche in molti casi ancora di massacro. Che trasformano in vittime gli stessi lavoratori, cui viene spesso diagnosticata la sindrome post traumatica da stress. E anche l’ambiente in cui viviamo.

Verso la morte

Verso la morte

Guardiamo negli occhi il nostro cane e ci commuoviamo.

Ma cancelliamo dal cuore l’occhio terrorizzato della mucca che va al macello, il lamento dell’agnello sacrificato alla Pasqua, la sofferenza del pollo imprigionato in gabbie che gli impediscono ogni movimento.

L’urlo disperato del maiale che impreca la grazia con la voce di un bambino.

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