Cavalli a perdere e da polpette

Torno sulla questione della carne di cavalli. Perché, al di là della truffa, ci sono alcuni aspetti che vale la pena conoscere.

Lo faccio in collaborazione con l’associazione Italian Horse Protection che ha diffuso alcune interessanti riflessioni (oltre ai numeri).

Abbandonati a se stessi, a Colleferro vicino a Roma

Abbandonati a se stessi, a Colleferro vicino a Roma

Solo in Italia ci sono fra 300mila e 800mila cavalli. Ognuno di questi ha una vita potenziale che può andare oltre i 30 anni.

La vita sportiva media di ognuno di loro è però molto più bassa. A seconda dello sport che viene loro imposto e dei risultati che ottengono può essere anche di solo due o tre anni.

La mia Margherita, purosangue inglese, ha debuttato a San Siro a due anni e mezzo. Non era abbastanza veloce. E’ stata ritirata: la sua fortuna è di aver incontrato qualcuno che l’ha riscattata dal macello.

Margherita, purosangue irlandese, 1996-2010

Margherita, purosangue irlandese, 1996-2010

Ma non sempre va in questo modo. Anche se l’eutanasia di cavalli sani non è ammessa all’interno della UE, quindi nemmeno in Italia, ogni pochi anni l’intero numero di animali è rinnovato. Forse solo cinque anni.

Dove vanno questi cavalli quando non corrono/saltano/tirano più con esiti sportivi soddisfacenti? Da qualche parte dovrebbero esserci centinaia di migliaia di cavalli anziani; forse almeno 3 volte il numero di cavalli in attività. Che non ci sono.

Abbandonati a se stessi, a Colleferro vicino a Roma

Abbandonati a se stessi, a Colleferro vicino a Roma

Oppure vengono abbandonati a se stessi. Come nel caso di Colleferro, vicino a Roma. Molti di questi cavalli e asini sono stati presi in carico dalla stessa Italian Horse Protection.

L’Italia non è uno dei paesi con il maggior numero di cavalli, né uno dei paesi con la vita media più bassa.

In tutta Europa ci sono milioni di cavalli che devono essere “tolti di mezzo” ogni anno perché l’industria dello sport con equini deve rinnovare il “parco macchine”.

Un asinello a Colleferro

Un asinello a Colleferro

La sola Gran Bretagna ospita oltre un milione di cavalli, stessi numeri si hanno per Francia e Germania. Anche la Spagna arriva quasi ad un milione.

L’Italia è uno dei paesi dove si macellano legalmente il maggior numero di cavalli in Europa ma non è uno di quelli con il maggior numero di cavalli “da eliminare”.

Le macellazioni illegali, che i numeri ci dicono essere possibili in ogni angolo di Europa, si sa poco nulla.

A Colleferro si lotta per salvare un puledrino

A Colleferro si lotta per salvare un puledrino

La macellazione di un equino comporta dei rischi per la salute pubblica diversi da quella di un bovino.

Mentre un bovino è in ogni caso allevato per la produzione alimentare, un cavallo è nella stragrande maggioranza dei casi allevato per farlo competere o comunque praticare sport.

Da qui tutta una serie di norme che dovrebbero evitare che un equino a cui siano somministrati alcuni farmaci possa mai essere macellato e quindi mettere a rischio la salute del consumatore.

...e non solo lui

…e non solo lui

In alcuni sport la stragrande maggioranza dei cavalli non sono macellabili, per esempio nel salto ostacoli.

Chiunque sia un minimo addentro al salto ostacoli sa bene che in teoria in ogni centro ippico ci dovrebbero essere molti cavalli anziani, almeno lo stesso numero di quelli in attività.

Questi cavalli però non li ha mai visti nessuno o almeno non in questi numeri.

Sempre a Colleferro: a questo asino è andata bene

Sempre a Colleferro: a questo asino è andata bene

Nell’ippica il numero di cavalli esclusi dalla filiera alimentare è minore ma anche molto maggiore è il turn-over (cioè è minore la vita media di un equide), per cui negli allevamenti di cavalli da trotto e da galoppo dovremmo avere un numero impressionante di cavalli anziani. Che non ci sono.

Ci sono studi universitari, indagini promosse da associazioni animaliste, documenti della Commissione Europea, note del ministero della Salute italiano e dei vari ministeri competenti degli altri paesi europei, note delle Regioni, che evidenziano che il sistema non funziona: i cavalli macellati sono di più di quelli macellabili con conseguenze per la sanità pubblica gravissime.

Ma perché? L’industria del cavallo funziona pressappoco in questo modo.

Gli equidi vengono allevati e poi utilizzati per sport per un periodo che può essere da un decimo alla metà della loro vita naturale. Dopodiché vengono macellati.

E se non sono macellabili? Come può un allevatore di cavalli da galoppo (è solo per fare un esempio, in tutti gli sport la situazione è la stessa, solo i tempi sono a volte diversi) mantenere per 30 anni un cavallo che a 2 anni ha già dimostrato di non essere redditizio?

Secondo uno studio del 2008 circa il 40% degli equidi non è adatto allo sport per il quale è stato allevato. E del 60% che rimane quanti soddisfano le aspettative dell’allevatore?

Anche ammettendo che il 60% vadano davvero bene, un allevatore che “produce” 5 cavalli l’anno dovrebbe avere ogni anno 2 cavalli che brucano felicemente l’erbetta per i restanti 30 anni.

Cioè dopo venti anni di attività dovrebbe avere 40 cavalli in pensione perché scartati, più altri 45 a fine carriera (considerando 5 anni di attività) e 15 cavalli in attività.

Risulta credibile a qualcuno?

Può un’attività economica reggersi pagando fieno, mangime e veterinari per 100 cavalli avendone solo 15 che producono reddito?

Gli altri 85 cavalli “a riposo”  sono stati già macellati da tempo o sono morti in incidenti.

E se non erano macellabili? L’associazione Italian Horse Protection ritiene che sia plausibile che vengano macellati anche gli individui non macellabili, magari con un po’ di “discrezione”.

Pensiamo davvero che i consumi di carne di cavallo di Italia, Francia, Belgio, Germania e Svezia siano in grado di far girare questo macchinario di allevamento, uso e macellazione di milioni e milioni di cavalli?

O forse la quantità di carne di cavallo è più di quanto si dice e, soprattutto, è in parte illegale e a rischio per la salute?

Ma chi si prende la briga di bloccare l’industria Europea (ma anche extraeuropea) del cavallo risolvendo in modo definitivo le innumerevoli falle che associazioni e istituzioni hanno segnalato in tutte le sedi possibili e immaginabili?

E che fine fa questa carne di provenienza illegale? Mescolarla alla carne di bovino potrebbe essere una soluzione efficiente, anche se illegale.

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